Monday, 12 December 2011

Cara Brescia, mi manchi.

Cara Brescia, mi manchi. Ormai vivo a Copenhagen da qualche tempo e qui sto bene, ma mi manchi sempre. Oggi pensavo a te quando ho letto questo articolo. Mi piacerebbe che lo leggessi anche tu. Mi piacerebbe che capissi che c'è una soluzione più semplice al sognare l'auto elettrica e poi fare la tessera della palestra. Mi piacerebbe un giorno tornare e vedere la città piena di biciclette, come vedo qui, invece che ingolfata di macchine ferme ai semafori. Mi piacerebbe uscire di casa e saltare in sella alla bici, sia che debba andare al lavoro sia che debba andare in centro a bere qualcosa con gli amici, come faccio qui.

Quando ho letto dell'ordinanza che prevede la rimozione della bicicletta se non parcheggiata nelle apposite rastrelliere, mi è venuto da ridere. Sono andato alla stazione di Nørreport, e questo è quello che ho visto. Eppure qui non si lamenta nessuno, o almeno nessuno si sogna di andare a portare via le biciclette altrui perché sono legate a un palo o ad un albero. Anche se qui c'è una rastrelliera ogni 10 metri.



Poi leggendo qui ho scoperto che Sevilla ha costruito 120km di ciclabili in tre anni. A Sevilla spesso fa molto caldo, a Copenhagen spesso fa molto freddo, ma la bicicletta la usano lo stesso.

Fammi un favore. Sono stanco di tornare e respirare smog, sono stanco di trovarmi bloccato nel traffico ogni volta che mi serve qualcosa in città. Certo, io abito un po' fuori. Da casa mia a via Milano sono 10 km, un po' tanti da fare andata e ritorno ogni giorno. Ma sai, per due mesi qua ho lavorato in un ufficio distante 7km, e non mi pesava poi troppo pedalarli. Potrei anche farcela. Ma la verità è, quando sono a casa sono abituato a prendere la macchina anche solo per girare in paese. Sinceramente, ci sono strade che ho paura a percorrere in bicicletta, specialmente col buio. Una volta presa questa scusa è facile giustificarsi, fare il lazzarone e saltare in macchina come fanno tutti. Poi giù a lamentarsi per il caro benzina. Mi piacerebbe non avere più scuse, né io né nessun altro, per tirare fuori questa benedetta bici ogni volta che devo fare meno di un paio di kilometri. Mi piacerebbe viaggiare sulla mia corsia ed avere il mio semaforo ad ogni incrocio, come qui, con gli automobilisti che prima di svoltare aspettano che tutto il treno di biciclette sia passato. Loro sono al caldo, nel loro abitacolo. Sono privilegiati, e lo sanno bene, perché un'automobile a Copenhagen è quasi un lusso. A Brescia, invece, il lusso è trovare parcheggio.

A presto, cara Brescia.

Monday, 24 October 2011

Di biciclette e altri diabolici marchingegni

Titolo dei quotidiani nazionali: oggi un'automobilista danese mi ha fatto il dito medio!!!
O.o

L'apostrofo è intenzionale: trattasi infatti di una signora di mezz'età, ovviamente bionda, su una vecchia ford verde, che non ho meglio inquadrato perché troppo impegnato a riprendermi dalla sorpresa.

Stavo tranquillamente tornando dal supermercato sulla mia bicicletta - ebbene sì, ho infine effettuato l'acquisto. Ah, apriamo subito una parentesi.

Tattica comune per lo studente medio squattrinato è cercare una bicicletta mezza sfasciata lasciata abbandonata a marcire da qualche parte, magari incidentata o con le gomme a terra (e credetemi, la città ne è piena) e cercare di riattarla in qualche modo. Bé, lasciando perdere il catorcio di cui parlai qui, ne trovai un'altra qualche tempo fa, in condizioni più che decenti: cambio funzionante, freni, sellino decente, leggera e dal telaio apparentemente robusto. Unici problemi, entrambe le gomme a terra, e la catena rotta. Dopo aver bestemmiato per un buon fine settimana cercando di aprire la catena di un'altra bicicletta in disuso appartenente al mio coinquilino, appurato che occorre un apposito marchingeno per compiere tale operazione, il lunedì mi recai di buonumore in uno delle centinaia di bike shop in giro per la città.

Bé, sentite un po'. Catena nuova più pneumatici per riattare un catorcio, 500 corone. Bici di seconda mano,, fiammante, 800. C'è un ottimo motivo per il quale la gente molla la bici per strada non appena si rompe qualcosa!

Ah, dato che siamo in tema consigli per gli acquisti, serve un lucchetto: ma non parlo di una catenina del cazzo qualsiasi, prendetene uno robusto! Tempo tre settimane e il mio giace distrutto sulla scrivania, vittima di un tentativo di taglio e della distruzione della serratura (che fortunatamente sono riuscito ad aprire con la chiave, sennò sai le bestemmie). Diciamo che dalle 250 corone in su dovreste stare tranquilli. Sì, sono trenta euro di lucchetto, ma sono soldi ben spesi.

E le luci. Sappiate che se vi beccano in giro la sera senza luci vi multano, (a meno che non siate tedesche biondissime dal sorriso smagliante come una mia compagna di corso che se l'è cavata dicendo di essere straniera). Nei supermercati e nei bike shop troverete questo genere di luci, veramente a buon mercato.

Bé, sfanculatele! In un mese ne ho comprati due paia, e ad ora e funziona una su quattro (in realtà il secondo paio me lo sono fatto dare, perché il primo ha smesso di funzionare dopo DUE giorni DUE). Spendete un po' di più, magari andate sui modelli con le pile stilo (che sono anche più facili da cambiare).

Bé, chiusa la lunghissima parentesi. Mi sono quasi dimenticato cosa stavo per dire. Scroll scroll. Ah già, il dito medio. Bé, ero sulla mia brava pista ciclabile, pensando ai fatti miei. Arrivo ad un incrocio, quasi non mi accorgo nemmeno della macchina verde che vuole svoltare a destra e si ferma nel caso io voglia procedere dritto. Bé, segnalo la svolta a destra, e viaggio. Dopo almeno trenta secondi questa bionda signora mi sorpassa strombazzando, sventolando rabbiosamente il dito medio con espressione indignata. Roba forte, veramente punk. Anarchy in the UK. Non so se ridere per ripresa ridicola del mezzo, per il tono comico della scena in generale, o perché pare che finalmente ho avuto la prova che l'ora di punta è stressante anche per la gente di qui! Insomma, lezione del giorno, segnalare in anticipo e con ampi gesti la direzione mentre si viaggia in bicicletta.

Parentesi due, il trasloco è andato molto bene, mi trovo al settimo piano di un dormitorio in una stanza di circa 15mq con un bagno tutto mio e una vista niente male :)

Monday, 29 August 2011

Welcome back!

Dopo un'estate passata a casa, sono rientrato nella terra nordica della pioggia eterna. Venerdì scorso ho festeggiato con molto piacere un anno dalla mia partenza. L'avventura prosegue tra entusiasmo e incertezze, con molte spade di Damocle che pendono sopra la testa. Un trasloco imminente in primis. L'inizio della preparazione della tesi in secondo luogo, complicata dal fatto che questo semestre non frequenterò la mia università ma sarò parte del progetto DADIU, come accennavo in questo post.

Per il resto, tra un lavoretto in fast-food e un po' di gaming, l'estate è passata bene. La nullafacenza estiva ha inoltre partorito un mio sito web personale, in cui scrivo qualche blabbla a proposito di gaming e mostro un po' di portfolio.

Spero di poter mostrare un gioco fantastico al termine di questo semestre, e di schiarirmi le idee per la tesi di laurea che al momento mi appare come un gigantesco buco nero.

Wednesday, 8 June 2011

Jeg vil gerne have en øl

Jeg havde min Dansk exam I dag. IA sprog modul 1. Jeg er godt tilfreds! Jeg kan tale lidt dansk nu. Men det er hård!

Tutti gli stranieri hanno due anni di tempo per frequentare gratis i corsi di lingua. Nonostante il danese sia la lingua ufficiale dell'Inferno, è incredibile cosa si può imparare in giusto 3 mesi. E' ancora impossibile parlare con la gente in giro, ma comincio a capire qualcosina di quello che dicono. Oggi mi sento un po' meno straniero. :D

Friday, 20 May 2011

Cosa bolle in pentola

Dato che ormai la deadline è passata, ho raggruppato i trailer di tutti i team per mostrarei frutti delle nostre fatiche per il corso di GameDevelopmen.

Ovviamente partiamo con il mio gruppo, Rabid Baboon Productions. Presentiamo con un certo orgoglio The Great Eggscape, o Chick Guevara - Lead the chicken revolution! (a quanto pare abbiamo un duplice titolo), il nostro progetto UDK.



Da Tnat Cylinder Game Company arriva R.E.D., con il suo carico di cilindri esplosivi a una soundtrack fighissima a dir poco. Creato in Unity.



GeekyGames presenta Fallen Sky, un altro gruppo di eroi che ha deciso di non farsi intimorire e usare UDK.



E' il turno di Arcade Arena e il loro Arcane Arena. UT3, now with magic missiles.



I musicisti pazzi di Composerology presentano Octave, in Unity.



KillahBeez presenta O.A.T.A - One Ant Tactical Army, in Unity.



I campioni di sfiga StereoNoid, che sono incredibilmente riusciti a completare il loro Imp and I nonostante la defezione di due membri del gruppo su sei. Unity.



E infine il progetto con il nome più assurdo. Jacques Robeau, the true story of a robot lost at sea, progetto Unity da OFP.



Manca all'appello il trailer di GunDeck Games per il loro Astro Pirates, ed è un peccato perché è un progetto Unity molto interessante. Posterò se e quando i ragazzi lo caricheranno su YouTube. *Update: Eccolo!




Ovviamente aggiungerò anche i link agli installer, se mai dovessero essere pubblicati. Nel frattempo, enjoy!

Tuesday, 10 May 2011

La mascotte che non ti aspetti

Ormai me lo sogno anche di notte, tanto è popolare da queste parti. Quale pensate possa essere l'animale nazionale di Danimarca?
Il salmone? Nah, quello è tutto in Norvegia.
Il tricheco delle Svalbard? Mah, forse sarebbe meglio.
Il maiale? Beh, è una buona risposta, considerato che la Danimarca è il paese con il più alto tasso di maiali pro capite al mondo. Ma non è del maiale che voglio parlare.

La risposta esatta è:




E' lui, l'animaletto più simpatico e spensierato del pianeta! (Grazie Anchel per la foto del tipico ragnetto danese!) Vive e prospera in ogni condizione e, non appena sbuca un raggio di sole in terra scandinava, lui mette fuori testolina e zampine e parte alla conquista del mondo! In particolare di casa nostra, dato che per un certo periodo ne ammazzavo almeno uno al giorno! Ora sembra che in qualche modo siamo giunti ad un armistizio, anche se non ho preso parte ad alcuna contrattazione ufficiale... sospetto che le perdite subite dallo spider-battaglione per mano mia abbiano spinto qualche alto grado della scala militare a prendere provvedimenti unilaterali... ma non mi fido di queste bestie, sono troppo dannatamente scaltre. Dicevo all'inizio del post, stanotte ho sognato di trovare un ragno GIGANTESCO penzolare beato sopra il tavolo della cucina. Sospetto che sia una strategia alla Inception ideata dai ragni di casa mia. O forse è semplicemente perché sabato scorso non ho avuto il coraggio di ammazzarne uno che era davvero troppo fottutamente grosso, e l'ho codardamente eliminato con l'aspirapolvere.

Thursday, 28 April 2011

Always bet on D...amn it.

Doppio post, cosa del tutto inusuale! Ma durante le vacanze pasquali ho dovuto rivedere e correggere tutto ciò che ho scritto per Games and Journalism, quindi ho pensato di pubblicare qualcosa, ora che non me ne vergogno più di tanto. Trattasi di bla-bla su Duke Nukem e relativo rinvio. Magari volete anche rileggervi l'articolo su BUTTON, che ora sembra un articolo e non un'accozzaglia di frasi a caso. Enjoy!


Hail to the king, baby! Just... not yet.

A new chapter for the longest epopee of video game history. Another delay and a petition by women's rights activists stand in the way of Duke Nukem.

Many players still don't believe it. And who can blame them. Almost 14 years have passed since Duke Nukem Forever was first announced in 1997 by 3D Realms. Since then, this game collected 7 Vaporware Awards from Wired News, shattering all records for the most delayed videogame in history. The good news we already knew: it's finally coming. The bad one: not yet. Yes, the game has been officially delayed. Again. The long awaited return of the Duke won't be May 6, but June 10 – and four days later for North America.

Short version for those who lived on Mars. After 3D Realms finally ran out of funds and shut down in 2009, everyone thought it was the end of the line. But a tiny group of former 3D Realms employees refused to let the Duke fall into oblivion. They founded Triptych Games and kept working on the project. Then, colossus named Gearbox (Half-Life, Halo, and Borderlands should ring a bell about this name) stepped in. The game, re-announced last year, was originally going to hit the shelves in May. Then, the announcement by Gearbox head Randy Pitchford. The video is meant to be funny, but I bet many people didn't laugh, if not out of frustration. Or disbelief.

Meanwhile, Gearbox is being smart as hell handling - and feeding - the hype. Nothing playable for the public so far: a “First Access” pass to the demo can be obtained by purchasing Borderlands. But from the preview shown at PAX last year we already know it will be the same vulgar old Duke. Showers of lead and an overdose of machismo. Especially the latter. The game isn't even released yet and already came under fire: a multiplayer mode called “Capture The Babe” has in fact been announced by Pitchford on the official XBox magazine US of April. According to the descriptions, it's a capture-the-flag variation with the only difference that players will be kidnapping a girl around, gently slapping her buttocks eventually when she “freaks out”. Reactions came instantly: women's rights activist Shelby Knox already collected over 7000 signs on her petition aiming to prevent Wallmart from selling the game until this mode is removed.

Well, what would you expect. In Duke Nukem 3D (1996), the player could pay strippers to see their pixelated boobies, then shoot them to see dollar notes flying around. There's two things this brand is good at: getting delayed and cause outrage. Nothing new under the sun; it's just another scene in this long drama. Let's hope the ending credits will be on the screen pretty soon because, honestly, this movie is starting to get dull.


Åbent Hus

Punto degli ultimi due giorni, dedicato ai miei ex-colleghi che hanno affermato di leggere quello che scrivo qui! In ogni caso, sono anche abbastanza cotto e non ho la minima voglia di mettermi a programmare/scrivere articoli/fare checchessia alle dieci di sera, perciò è un'ottima scusa.

Ieri volo di ritorno alle 8.45 di mattina, che significa partenza da Brescia per Malpensa alle 6, che significa sveglia alle 5 ma soprattutto ora di punta sulla A4. Che significa bestemmie. Atterrato in Scadinavia, giusto il tempo di una doccia e di mangiare qualcosa prima di muoversi verso l'università e lavorare sul progetto di game development. Oggi infatti era il play day, ossia una giornata "ufficiale" di playtesting. Ovviamente siamo indietrissimo. A metà della sessione ho dovuto mollare per la lezione di games and journalism. A metà della lezione di journalism ho dovuto mollare per via dell'open house (Åbent Hus), l'evento "università aperta al pubblico". Ebbene sì, a rappresentare il Master in Games c'ero io, insieme ad un collega danese di un anno più avanti. Entrambi indossando la stupenda divisa ufficiale, che è l'unico vero motivo per cui sto scrivendo questo post.



Finalmente stasera posso tirare il fiato.

Thursday, 14 April 2011

Ciao mamma, sono in TV!

Cioè, non esattamente in TV. Ma un mio (breve) articolo è sul sito della DR, che è la radio/televisione nazionale - un po' la RAI di Danimarca. Rivisto e tradotto dal docente di Games and Journalism, ma c'è pur sempre il mio nome sopra (scritto sbagliato, ovviamente). Eccolo qua.
Broken Dimensions

Il DADIU è una collaborazione tra un numero di università e scuole danesi in giro per la nazione, che fornisce un corso intensivo di un semestre sul game-making. Gli studenti vengono suddivisi in gruppi, assumono ruoli specifici, e avviano alcuni progetti, tra cui IL progetto finale - lo sviluppo di un videogame in un team di 12-15 persone in 1 mese e mezzo. Per il corso di game journalism abbiamo intervistato alcuni membri di questi gruppi per poi scrivere un articolo a proposito del progetto in questione. Broken Dimension è il gioco del gruppo che ho intervistato. Personalmente, l'ho trovato fighissimo, provatelo. Ma non solo questo, tutti i giochi usciti quest'anno dal DADIU sono di una qualità impressionante. Li trovate qui:
DADIU games 2011

In particolare mi sento di consigliare 1916 – Der unbekannte Krieg (prima guerra mondiale e dinosauri nelle trincee, distillato di genialità) e Blendimals (un puzzle-game divertente e dal look spensierato, una piccola gemma nella sua semplicità).

In ogni caso, impressionato dai risultati, ho deciso di entrare nel processo di selezione per il prossimo semestre. E mi hanno preso. Sarò Project Manager, e a Dicembre vedrete il mio nome in coda ad uno di questi giochi fighissimi. :D

Monday, 28 March 2011

Pedala pedala...

Chiusa la breve e tiepida parentesi in Italia, ho notato con piacere che la Scandinavia mi ha riservato un ritorno altrettanto soleggiato. Purtroppo le differenze stanno nei 10 gradi di meno e nel vento perennemente freddo, percettibili anche con un sole sfavillante :(

Domenica io e un coinquilino si parte con le rispettive biciclette per approfittare del sole, direzione sud, giretto intorno all'aeroporto e ritorno, 15km più o meno. Precisazione necessaria: la "mia" bicicletta non è propriamente mia. Il coinquilino tedesco l'ha trovata sdraiata per strada sulla via del metrò per due giorni di fila, quindi ha ben pensato di raccoglierla e portarla a casa. Il mezzo è carino ma presentava un paio di problemi, perciò mi sono adoperato per rimetterlo degnamente in pista.

E che ci vuole, penserete. Ha ha. Quello che non sapete è che la bicicletta danese è assai diversa da quella a cui siamo abituati. Anzitutto il freno. Per frenare non c'è una leva, ma occorre agire sui pedali al contrario: questi si bloccheranno e un meccanismo oscuro sito nel perno frenerà la ruota posteriore.
In secondo luogo, il cambio. Non si tratta del solito meccanismo che fa slittare la catena su diverse corone, nossignore. Si tratta di un dispositivo che agisce sempre sul perno della ruota posteriore. Non chiedetemi dettagli, so solo che la testa del cambio spinge una specie di barretta metallica all'interno del perno: più la barretta è a fondo, più il cambio è duro.

Insomma, questo è il risultato dei miei sforzi.
Problemi PRIMA:
- cambio rotto, bloccato su un rapporto bassissimo (pedalate a 5000RPM per avanzare);
- ruota posteriore a terra;
Problemi DOPO:
- cambio ora bloccato su un rapporto umanamente accettabile, ma dotato di volontà propria (ogni tanto scala e risale un po' come vuole);
- freno inspiegabilmente auto-upgradato a livelli MOTOCICLISTICI, una frenata appena appena decisa produce un sonoro *CLANG e blocca completamente la ruota posteriore.

Dicevamo, domenica. Dato che non ho mai preso la bicicletta per arrivare più in là della stazione del metrò ho pensato di fare un collaudo.
Responso: il cambio salta in su e in giù come la Gazza Ladra di Rossini e ogni volta che devo toccare il freno sono terrorizzato all'idea di inchiodarmi sul posto. Al primo sottopassaggio con curva stretta è terrore puro. Dopo aver cominciato il giro dell'aeroporto sono costretto a deporre le armi: la fida bicicletta rimane affascinata dallo spettacolo dei velivoli che ci atterrano in testa e decide di bloccarsi sul cambio più basso possibile.

Rientro mogio mogio alla base trascinandomi appresso il catorcio. Penso di dovermi attrezzare meglio per la primavera.

Thursday, 17 March 2011

A volte ritornano...

Eventualmente doveva accadere anche qui...
Link.

Sigh.

Reazione di un collega Dane:

"Its very embarassing for me to have people like you coming from abroad to study here see us from this very bad side, and its important (to me at least) that you know we are not all fans of Søren Pind, nor are we all racists. I still have some hope left in us danes, just like I have hopes that the complete incompetence of the current government, including Mr. Pind, is brought to an halt come next election."

Tranquillo bimbo. Noi italiani siamo allenati, nessuno si spaventa per così poco. Buona fortuna per le elezioni a Novembre.

Monday, 7 March 2011

Quando il destino te le tira fuori

Distrutto dal (piacevole) weekend con famiglia al seguito in visita alla capitale, che mi ha visto guida turistica a tempo pieno, torno alla mole di lavoro che ho lasciato in arretrato.

Accennavo in coda a questo post riguardo al mio astio nei confronti di un certo Copenhagen Game Collective. Questi signori sono una compagnia indie che sviluppa party games abbastanza particolari, come BUTTON (accennato in quest'altro post, nonché descritto di seguito), acclamati dalla critica in ogni dove e giustamente esposti in vetrina dall'università, in quanto una delle prime generazioni di talenti sfornate qui. Bene, anche loro hanno partecipato al jam, con la differenza che hanno lavorato tra loro, senza mischiarsi nei vari gruppi - fosse solo questo. Quello che non mi è piaciuto affatto è che il loro gioco non ha nulla a che vedere con la consegna: EXTINCTION, se ricordate. Hanno vinto con un gioco WII in cui l'obiettivo è far evolvere la propria scimmia prima degli altri. Aggiungeteci che il meccanismo è simile a giochi già sviluppati da questi signori (come Tryl), cioè imitare col WiiMote i movimenti di altri giocatori, oltre al fatto che grafica 3d e animazioni sembravano fin troppo pulite (direi miracolose) per essere state tirate in piedi da zero in 48 ore. Giungerete alla mia stessa, personalissima quanto spiacevole conclusione.

Detta così sembra il rimbrotto di un bimbo maldisposto, infatti dopo una settimana me n'ero già dimenticato. Ma guarda un po', nell'ultima esercitazione per Marketing and Game Journalism abbiamo avuto occasione di intervistare proprio uno di questi soggetti, Lau. Ero tentato dal postare direttamente l'audio, ma mi limiterò a prendermi la soddisfazione di scriverlo. Alla mia domanda "come ci si sente a vincere un jam con il team in cui lavori di solito proponendo un gioco che non ha nulla a che fare col tema?" ha semplicemente risposto, non senza un po' di imbarazzo, "questi jam non dovrebbero avere un tema, è limitante" e "mi dispiace di non aver potuto lavorare con altri, dall'anno prossimo lo farò".

Hehe. Bé, ho appena finito di scrivere l'articolo a riguardo, che posto di seguito (non tradotto, poca voglia di sbattermi).
Naturalmente nulla di tutto ciò dovrebbe trasparire dall'articolo, dato che dovrei cercare di emulare un giornalista professionista. Spero di esserci riuscito :)


The broken videogame: when designers challenge conventions

Lau Korsgaard from the Copenhagen Game Collective explains the quest behind one of the most unconventional party games ever: B.U.T.T.O.N.


Objectively establish one winner. That's one of the first feature you'd expect to find in a multiplayer party videogame, right? Wrong. At least in the case of B.U.T.T.O.N. which stands for Brutally Unfair Tactics Totally Ok Now - BUTTON from now on, for the sake of punctuation.

BUTTON is a very special game by the Copenhagen Game Collective, a Danish indie company - or game design collective, as they like to be called. BUTTON got the wildcard award at IndieCade 2010 and made it to the finals for the 2011 Nuovo Award at the Independent Games Festival.

The borderlands between digital and non-digital

The reason behind the buzz relies entirely in the intentionally broken design of the game. Two to eight players (each one needs a controller) stand in front of the screen, following the instructions in order to win. You can find yourself posing like a ninja, or doing 20 push-ups, or racing to the controller in slow-motion. But of course, there's no way for the computer to check you are really executing the commands. Enforcing the rules amongst players is your task as a player as well, exactly like a non-digital game as Monopoly or Poker. Honestly, my first reaction was some genuine head scratching: why do you need a controller and a screen, then? Lau Korsgaard, one of the game designers behind this idea, agreed to answer this and other questions in order to clarify the concept behind BUTTON.

I think that if this wasn't a digital game, but just some sort of board game, it wouldn't have that same kind of magic.” he says. “Thing is, people go into this game with their special frame of mind. They think “let's play a digital game!” and suddenly this digital game tells you to do really really weird stuff that you would never do in another digital game. I like this contrast between player expectations and then what they get out of it.”

Explorer's life is a tough one

The Copenhagen Game Collective isn't new to this kind of gameplay experiments. Tryl is the name of another of their projects. Two players stand in front of each other, waving a Wii mote as if it were a magic wand. On the screen, two characters battle out of spells and counter-spells triggered by particular moves. Both in Tryl and in BUTTON there's this mission of using the capabilities of the machine, but at the same time switching the focus from the game to the players. Lau himself acknowledges this is a really hard path to take.

Lau: “It's hard to navigate, this mission we have. Tryl really highlights this conflict. We had the ambition of making this game where you only look at each other, but we still use the computer to monitor the rules and have a more complex system that a normal board game would allow. We never really succeeded in achieving that balance. It might be impossible, to make a game where you don't look at a screen but nonetheless try to communicate a complicate game state.”

But I still think there's some kind of benefits by using computers” he continues. “For instance with BUTTON, we have this silly music, crazy animations and stupid characters, and all those pieces adds up creating this feeling of... this is not a really“serious” game, this is a game you should play for fun. All those audio-visual elements helps communicating the intent of the game.”

A short, sweet and acclaimed experience

BUTTON is an small indie game and the Game Collective likes it that way. “I think BUTTON is best as a really short, sweet experience” states Lau when asked how he could spend an hypothetical infinite budget on the developing of the game. “Maybe I would use my millions of dollars to make a hundred short sweet experiences, different kinds of BUTTON games. We have given up on the quest of making deep complex strategic games with social elements. I think we have to accept that party games have to be pick-up and play, and simple in scope.”

The game is still relatively unknown to the big public, while it has been repeatedly praised by the critic. “We haven't sold that much yet.” admits Lau with a laugh. “But we only released the game on Xbox Live Indie Games. We are releasing the game on Steam in a week, so let's see, but that also might not be the ideal platform. But at least critically it has been received really well, we have been showcasing the game a lot at festivals, got to the Independent Games Festival... it actually surprised us! We only made this game as a short project one year ago and then just caught catching more and more attention, so we kept improving it!”

If you want to learn more, brutallyunfairtactics.com is the website you want to check out. Just be sure to have plenty of friends who don't mind playing a “different” party game. And a large living room. And finally, if the game doesn't sound crazy enough to you, maybe you want to try out the optional Naughty/Adult mode. Now that I've learned of its existence, I surely do!

Thursday, 10 February 2011

Grades and projects

Finalmente svelato il risultato dell'esame più temuto (accennato in questo post), un decentissimo 10. Considerato il 10 di Game Design direi che per il primo semestre non c'è proprio malaccio.
Rapidissimo aggiornamento, il nuovo semestre è iniziato e si preannuncia abbastanza pieno.
Nuovo progetto per Game Development, sostanzialmente un sequitur di Game Design. Non dirò nulla riguardo allo sviluppo. Farò di più: vi darò in pasto direttamente il link al wiki che useremo per definire il progetto in ogni sua fase! :D Uso il plurale maiestatis perché posso parlare a nome dell'intero gruppo, essendomi candidato al ruolo di project manager. Sostanzialmente il mio compito sarà coordinare i due programmatori, i due designer e il grafico in modo che lavorino in sinergia (e non ammazzandosi a vicenda o mollando il progetto a metà, come accaduto in Game Design), oltre a curare la parte sonora. Sarà interessante. Spero nessuno dei miei compagni d'avventura mi avveleni nel sonno.
Inoltre, Marketing and Game Journalism. Ho sempre sognato di vestire i panni del game reporter. Posterò non appena avrò scritto qualcosa di rilevante e oggettivamente decente.
In ultimo, Persuasive and Serious Games, aka "how to use videogames for a cause". Un altro gioco da sviluppare in un team di 3 e un sacco di articoli da leggere, a quanto pare. Giust'appunto, è quello che dovrei fare ora, invece di scrivere qui. See ya!

Monday, 31 January 2011

We're Jammin: Parte Seconda!



Tanto per cominciare, eccovi il keynote di quel matto di Takahashi. Purtroppo prima c'è un sacco di blabla, la parte interessante inizia a 8:35.



Dunque, eravamo rimasti a venerdì e al brainstorming sulle assurde parole messe a caso nelle buste. Regola era: puoi girare liberamente tra i tavoli e sentire un po' come ragionano i partecipanti. Gira che ti rigira, arrivo ad un tavolo dove la gente proprio non riesce a tacere, un fiume in piena. Mi incuriosisco e salto dentro. Dopo 5 minuti ne usciamo con un 2-player game in cui un giocatore controlla una balena, mentre l'altro controlla una colonia di umani che ne abita l'interno. Ha ha ha! Sono ancora convinto che sia un'idea vincente. Scherzeremo sulle balene per tutto il jam. In ogni caso qui incontro Albertina, che ha presentato Colorless qualche ora prima, oltre a Francesco e Paolo, Karen, Jesper e un altro di cui non ricordo il nome (vergogna! Ma non è che abbia contribuito granché, quindi posso permettermelo) venuti dalla Svezia, e il mio compagno di avventure Petr (con cui ho già lavorato per il progetto di Game Design, che forse un giorno pubblicherò qui).

- 21:00. Il gruppo c'è. Ci raduniamo tutti insieme ancora una volta per l'annuncio del tema di quest'anno: EXTINCTION. Ottimo, magari riusciamo davvero a fare il gioco con la balena! Decidiamo per un approccio rilassato. Paolo va al Netto a comprare birra, ci muoviamo allo scrollBar per discutere un po', poi ci spostiamo alla mensa per via del casino.
- 1:30. Dopo qualche ora di brainstorming e discussione, idee ridiscusse e scartate (tra cui la balena), il tema che salta fuori è "gli ultimi superstiti dell'umanità nascosti in un bunker sotterraneo". Ci si concentra molto sull'esperienza e sul tema, poco sul gameplay, il che a mio parere non è un buon approccio per un jam, ma ci può stare, sono l'ultimo arrivato e non voglio rovinare l'atmosfera che sembra veramente buona. Decidiamo per una buona notte di sonno e di iniziare sabato mattina.
- 2:15. Arrivo a casa: i miei coinquilini stanno festeggiando David che torna a casa lunedì. Non posso esimermi da un paio di birre e una buona chiacchierata. Si va a nanna dopo le 3.

Devo farla più breve, scrivere questo resoconto mi sta portando via una marea di tempo!!

Sabato 29
Ci ritroviamo in università intorno alle 9:45. Paolo è in ritardo, Albertina non verrà a causa di un problema. Mi spiace, mi sarebbe piaciuto lavorare a contatto con una professionista, anche se suppongo il mio e il suo approccio non sarebbero andati molto d'accordo. Sarà per un'altra volta.
Ci prendiamo una stanza e iniziamo a discutere del gioco. Dividiamo i compiti. Karen inizia a disegnare artwork (e non smetterà di disegnare praticamente mai). Paolo e Francesco cominciano a scrivere codice. Noialtri ci inventiamo il gioco davanti alla lavagna.
Ce ne usciamo con due: un gioco di abilità basato su minigames, e un minigestionale basato su risorse e rapporti tra i personaggi. Il gestionale mi intriga: non sono tanto per i giochi "brainless", probabilmente ho giocato troppo a Dungeons&Dragons. L'idea è gestire un personaggio che si muove intorno nel bunker, avere una serie di altri personaggi che di tanto in tanto esprimono emozioni, andare a parlargli ed esprimere la giusta emozione di rimando in modo da mantenerlo felice. Una specie di rock-paper-scissor, più complesso ovviamente. I personaggi possono anche parlare tra di loro, influenzandosi a vicenda. Ovviamente una persona triste avrà più chances di intristire gli altri e viceversa. Il tutto mentre si gestivano le risorse del bunker, inizialmente cibo, acqua, ossigeno ed energia.
Naturalmente tutto ciò, per quanto adorabile ed infinitamente integrabile con altre idee, è risultato troppo complesso. Jesper ha creato un prototipo in LUA per simulare il funzionamento del sistema con 3 diversi tipi di personalità:
- Buddy, personalità incline a rendere felici gli altri, alto consumo di risorse.
- Fragile, personalità non molto socievole, pari possibilità di rallegrare e intristire gli altri, consumo di risorse minimo.
- Grumpy, il "vecchio rompicoglioni pieno di storie di guerra", parla e annoia tutti, consuma risorse ad un livello normale.
Ci crediate o no, bilanciare questo semplice sistema è risultato un casino. Ci proviamo, fino alle 4 del mattino di domenica. Prendiamo tristemente atto che il nostro modello di simulazione è irrealizzabile, dopo aver giocato una buona oretta con il prototipo. Ci restano 6 ore di tempo: viriamo verso qualcosa di più semplice. Sapientemente, Francesco e Paolo hanno programmato i personaggi ad oggetti usando metodi generici, in modo che potessero interagire tra di loro e muoversi casualmente per lo schermo, ma lasciando le modalità di interazione aperte, perciò abbiamo uno scheletro su cui costruire. Una volta deciso come i personaggi dovranno interagire mi resta poco da fare mentre gli altri sviluppano. Giro un po' l'università osservando cosa fanno gli altri e provando i loro giochi.

Domenica 20
E' già domenica? Non ha senso separare le due giornate. Sta di fatto che, verso le 6:30 del mattino, Francesco e Paolo si arrendono e si prendono un po' di riposo. Albeggia. Mi sdraio sullo spazio sopra il calorifero nella nostra stanza e cerco di dormire un po' usando la felpa come cuscino. C'è uno spiffero fastidioso, ma non ho voglia di cercarmi un altro posto. L'atrio domattina sarà troppo rumoroso. Me ne starò qui.
Mi sveglio che non so nemmeno che ore sono. Do' un'occhiata in giro: quasi nessuno in università. E' giorno fatto. Guardo l'orologio: le 8:00. Ho dormito... poco più di un'ora! Ma mi sento molto meglio. Prima cadevo dal sonno, anche perché non c'era più molto da fare per me e cominciavo ad annoiarmi.
Mano a mano cominciano a tornare tutti. Ore 9:00, si scende per la colazione. Mi ingozzo, trangugio caffé e mi sento molto meglio. L'entusiasmo c'è, ma non è che mi resti molto da fare. Cerco di rendermi utile disegnando una "happiness bar", che non avremo il tempo di inserire. Karen nel frattempo sforna sprite animati a livelli industriali (per non parlare della svedesissima e biondissima amica che viene a trovarla di tanto in tanto, che ancora a pensarci mi sento tutt'a un tratto sveglissimo).


Esempio di animazione: ll tizio emo che fa bla bla.

Finalmente, intorno a mezzogiorno, abbiamo una demo giocabile. Per modo di dire. Mi scarico la versione aggiornata e provo il gioco per la prima volta. P&F lavorano freneticamente mentre noi cerchiamo di bilanciare le variabili per rendere il gioco meno ingestibile, proviamo e riproviamo e suggeriamo.
Ore 14:40, manca meno di mezz'ora alla deadline e i ragazzi stanno ancora lavorando. Entro le 3 bisogna loggare sul sito web del GlobalGameJam e iniziare l'upload del progetto. Karen suggerisce di fare l'upload subito, a scanso di guai: il suo appello cade nel vuoto, perciò lo ripeterà due, tre volte. Ha ha ha! Ricordo ancora le parole esatte proferite intorno alle 14:50 "guys, this is a little too much of a thrill!". Paolo esporta l'eseguibile, lo impacchetta e me lo mette su hd. Cazzo, serve uno screenshot! Ah, e bisogna allegare il sorgente. Come il sorgente! Non c'è spazio, come faccio a mandartelo? Merda! Senti, fai l'upload dell'eseguibile intanto, che quello funziona, gli altri file li impacchetti e li spedisci dopo! Merda, il sito è lentissimo! Certo, stanno tutti uploadando il loro progetto! Morale, inizio l'upload alle 14:59. Dopo 20 secondi suona una sirena nell'atrio: è finita! Il file sta ancora caricando, ma non importa. Rilasso le spalle e comincio a creare l'archivio con il codice sorgente, mentre Karen rientra nella stanza con sguardo disperato, come se stesse chiedendo il risultato della finale dei Mondiali.


Insomma, ecco il risultato dei nostri sforzi: Bunker.
Ovviamente il tutto è a malapena giocabile e soffre di problemi enormi. Primo tra tutti, quando i personaggi si sovrappongono è difficile selezionarli. Il controllo sul gioco risulta compromesso, soprattutto perché i personaggi tendono a parlare spesso tra loro, quindi a sovrapporsi di continuo. Secondo, il gameplay appare del tutto casuale ed è fortemente sbilanciato, perciò in alcuni casi è possibile vincere senza fare assolutamente nulla, come in altri non si può prevenire in alcun modo la sconfitta.

Ma non importa. E' stato fantastico. Apriamo un'ultima birra e andiamo alla presentazione. Non passeremo mai la prima fase, ma ci sentiamo come se avessimo vinto noi. Lo splendido pezzo di freeform jazz di sottofondo al gioco (scelto da Paolo) fa la parte da padrone nella presentazione, assordando il pubblico mentre io quasi nemmeno mi accorgo che sto urlando nel microfono per farmi sentire. Deve venire uno degli organizzatori a chiedermi di abbassare il volume. Ha ha ha!

Qui finisce il mio game jam. Saluti e baci a tutti, si va a casa, faccio ancora in tempo a salutare David che sta uscendo per tornare a casa, e incontro il nuovo coinquilino ticinese (quindi italiofono).
Per la cronaca, ha vinto un gioco del Copenhagen Collective, ma non mi va di parlarne ora, mi verrebbe il sangue amaro. Forse posterò ancora per dire quanto mi facciano schifo queste persone, ma per ora va bene così. E' stato uno splendido jam. Forse lo rifarò l'anno prossimo.


Bunker - Versione eseguibile
Clicca su un personaggio, poi clicca su un altro personaggio per relazionarli. Mantieni il livello di stress di tutti i personaggi sotto il 100%. Se anche uno solo lo supererà, game over. Se riesci ad arrivare alla fine del countdown vinci la partita. I personaggi si muovono e interagiscono ad intervalli casuali. L'icona sopra il personaggio indica il tipo di chiacchierata che vuole instaurare (amichevole, o lite). Non puoi controllare un personaggio che ha iniziato a muoversi casualmente, ma puoi controllare gli altri. Se il destinatario di un personaggio è già impegnato in una conversazione, quel personaggio si fermerà e non farà nulla. Se direzioni un personaggio verso un bersaglio e dopo muovi il bersaglio prima che il personaggio ci possa parlare, questo si arrabbierà e litigherà con il primo personaggio vicino!

Sunday, 30 January 2011

We're Jammin: Mission Accomplished! - Parte 1


Mi sono appena risistemato nella mia stanza, dopo una doccia che mi ha rigenerato come poche cose al mondo. Mi tremano un po' le dita dalla stanchezza, ma sono conteno. Sono di ritorno dal Nordic Game Jam, in breve una gara di "come ti creo un videogame in 48 ore partendo da zero", evento che si svolge contemporaneamente in università sparse per tutto il mondo, afferente al Global Game Jam. E' stato un weekend intensissimo in cui ho conosciuto un sacco di persone in gambissima e dove mi sono sporcato con loro le mani per bene. Cercherò di non dimenticare nulla mentre stendo un resoconto degli eventi.

Venerdì 28
- 12.45: arrivo in università. Nemmeno il tempo di fermarmi alla mensa: alle 13:00 c'è una conferenza di Nicklas Nygren, che mostra in prima persona alcune tecniche usate nello sviluppo di due dei sui lavori: "The Great Work" e "NightSky". Esco, passo dall'administration desk a registrarmi, ricevo il mio braccialetto e mi avvio verso un'altra conferenza di Karen Sideman, dopodiché uno showcase di giochi da sviluppatori indie: da segnalare in positivo Martin Jonasson (adoro lo stile dei suoi giochi!) e in negativo Tim Garbos (...non saranno mica giochi questi. Sono quadri, filmati dal valore squisitamente estetico, ma non giochi). Albertina Sparrhult (tenete a mente questo nome mentre leggete) parla del gioco su cui sta lavorando: Colorless.
- 18:00: è il momento dell'estremismo indie: parla la guest star Greg Costikyan. Il tema è sempre lo stesso: rimettiamo l'esperienza del giocatore, la ricerca del nuovo e del coinvolgente al centro. Stessi punti di forza (la passione per il gioco nella sua purezza) e di debolezza (Call of Duty -> 500 milioni di budget = è il male) di molti altri della corrente indie. Non particolarmente impressionato. Segue video introduttivo di quel pazzo di Keita Takahashi. Molto divertente, ma non un granché in quanto a consigli utili per un povero niubbo. Quello dell'anno scorso, trovato spulciando la rete, era molto, molto meglio.
Sono veramente cotto. Vediamo se riesco a finire almeno di raccontare il venerdì prima di mettermi a dormire.
- 19:00: è ora di formare i gruppi. Si sale al secondo piano. Tutti a girare in cerchio per l'edificio, sedendosi in tavoli a caso occupati rigorosamente da sconosciuti, per rispondere a 3 domande: "chi sei, cosa fai, e cosa ti aspetti da questo game jam". Per una buona mezz'ora si chiacchiera con designer, programmatori, artisti. Qui conosco Francesco e Paolo, che poi ritroverò nel gruppo.
- 19:30: suona una tromba da stadio: è il segnale per aprire la busta sul tavolo. Le istruzioni sono: "fate brainstorming sui seguenti 3 concetti, vedete se ne ricavate qualche idea per un gioco, dopodiché pensate se potreste lavorare bene nel gruppo a questo tavolo". Poi una serie di 6 parole -completamente casuali!!!- accoppiate a due a due. Mi ricordo distintamente di relieved father-in-law, bearlike scent, undone vein e mi viene ancora da ridere al pensiero delle idee che ne sono uscite.

Nisba, non ce la faccio. Ho alle spalle 3 giorni di lavoro e 6 ore di sonno complessivo, 5 venerdì e una stanotte. Terminerò il resoconto asap, promesso. Yawn... buonanotte.

Thursday, 27 January 2011

Un pacco di nordicità

Conquistato con successo il primo esame e in spasmodica attesa per i risultati del secondo, qua si perde tempo tra un LAN party e una seduta a Dungeons&Dragons, che sta mettendo a dura prova le mie (risibili) doti di Dungeon Master.
Segnalo un webcomic esilarante sulle assurdità dell'essere nordici (stereotipi ftw!). E' difficile prenderne uno ad esempio perché sono tutti stupendi. Qui il sito con tutti i fumetti.


A seguire, un piccolo aggiornamento sull'interessante weekend che sta per arrivare. Oggi è il turno dello SpilBar, che non è la solita sbevazzata alla danese come il nome lascerebbe supporre, bensì un'interessante conferenza sulla relazione giocatore-industria-giornalismo. Prima però una corsetta, approfittando della giornata soleggiata (anche se la temperatura resiste nordicamente sui -4°C...)

E da domani fino a domenica non si dorme più! Nordic Game Jam, here I come! Ulteriori aggiornamenti arriveranno lunedì, se sarò ancora vivo. Godspeed!

Monday, 17 January 2011

La caffettiera del masochista, aka "dannate porte a vetri!"

Domani orale di Game Design. Ovviamente dai tempi della laurea triennale non è cambiato nulla, l'approccio all'esame è e rimane "secchiate a valanga dell'ultimo minuto" e sperare in un miracolo.
Perciò nel mezzo della foga dell'ultimo sprint mi distraggo un attimo segnalando un libro che ogni wannabe designer di videogames, di architetture informatiche, di barche, trapani o trattori, dovrebbe leggere, chiunque lavori nell'informatica come programmatore o problem-solver, ma soprattutto chiunque sia stufo marcio di trovarsi giorno per giorno ad avere a che fare con oggetti dal funzionamento incomprensibile, a casa e sul lavoro. Si tratta di "The Design of Everyday Things" di Donald Norman, reperibile in italiano come "La Caffettiera del Masochista" (già... per via dell'immagine di copertina, non per altro).
L'esempio d'apertura, nonché il più famigerato, è quello della porta di vetro. Senza pannelli metallici, senza perni visibili. Un muro trasparente, senza indicazioni. Perché il nostro primo pensiero, di fronte ad un oggetto del genere, dovrebbe essere d'imbarazzo? E' solo una porta, perché non sono capace di farla funzionare? Norman vola in nostro aiuto, supereroe dal mantello svolazzante, ci solleva dalla nostra condizione di miseria e lancia il suo urlo di battaglia: "utente! La colpa non è tua, persona normale dal medio intelletto che deve utilizzare qualcosa che non ha mai visto prima! La colpa è di chi quel dannato oggetto lo ha progettato, senza darti la minima indicazione sul come debba essere usato!"
Una riflessione piena di aneddoti e di esempi sagaci su come le apparecchiature che dovrebbero semplificarci la vita (radio, telefoni, lavastoviglie, eccetera) spesso richiedano un tale sforzo per apprenderne il funzionamento da risultare una vera seccatura. La lettura è piacevole e scorre liscia, mentre Norman ci mostra, quasi fossero barzellette, tutta una serie di problemi derivanti dal cattivo design che ogni giorno incontriamo, ma nello stesso tempo manda un messaggio importante: "l'utente è al centro di tutto". Interessa? Date un'occhiata qui.