Tuesday, 4 December 2012

Idiosincrasie su due ruote

Accennavo in questo post a taluni comportamenti ciclistici questionabili, ma che si verificano spessissimo a Copenhagen - nonostante debba dire, sono finalmente stato ad Amsterdam e non mi dovrei lamentare dei ciclisti danesi. Gli olandesi su una bici semplicemente impazziscono e l'Onu dovrebbe bandire queste armi di distruzione di massa al più presto.
Oggi pedalavo, tanto per cambiare, sull'affollatissima pista ciclabile che corre lungo l'Andersen Boulevard e mentre scansavo turisti a piedi, ciclisti più lenti e venivo a mia volta superato da dei jet a reazione montati su una bicicletta ero invero piuttosto incline all'irritabilità, dati anche gli umidicci zero gradi di temperatura e i cristalli di ghiaccio misti ad acqua che i metereologi spacciano per neve che mi sferzavano la faccia. Riflettevo che, esattamente come quando guido sulla tangenziale sud a Brescia, sulle piste ciclabili danesi alcuni comportamenti dei miei compagni di strada mi mandano in bestia. Ecco la rapida top 3 che ho maturato nella pedalata di oggi.

Bronzo
Le coppiette di turisti con le biciclette a noleggio. Riconoscibili dal passo placido, dal fatto che la bicicletta non è per nulla della loro misura e quindi arrivano a malapena ai pedali o più spesso stanno appollaiati come su un triciclo per bambini, ma soprattutto dal fatto che procedono sempre e immancabilmente affiancati, occupando l'intera pista ciclabile, in deliziosa conversazione circa le severe ma affascinanti meraviglie architettoniche che li circondano e dimentichi delle orde di ciclisti scampanellanti alle loro spalle che di quelle meraviglie hanno già pieno il cuore e anelano invece alla loro destinazione per asciugarsi e bere un caffè caldo.

Argento
Il non segnalare la svolta o il volersi fermare. Le piste sono strette e affollate anzichenò e tale comportamento può causare un disastro. Oggi una ragazza che pedalava di fronte a me ha improvvisamente deciso che sul marciapiede c'era qualche cosa di interessantissimo e ha ben pensato di fermarsi ad osservarlo senza alzare prima il braccio, come invece è necessario fare da queste parti per evitare una morte orribile. Sfrecciandole accanto ed evitandola per un capello, non ho potuto nemmeno voltarmi e scatenare un insulto liberatore perché troppo impegnato ad accertarmi di non travolgere il ciclista alla mia sinistra che nel frattempo mi stava a sua volta superando.

Oro
L'offesa capitale è perpetrata spessissimo da alcuni ciclisti a prima vista insospettabili. Dal passo placido e regolare, senza un'anagrafica precisa -possono essere giovani, di mezz'età o vecchi di entrambi i sessi- procedono con calma, senza sbandare. Tu semplicemente ti accerti che non sopraggiunga nessuno più veloce di te (le piste ciclabili di solito sono larghe a sufficienza per due biciclette affiancate, non tre), li sorpassi, e vai per la tua strada insieme agli altri felici ciclisti che prima e dopo di te fanno lo stesso. Il delitto avviene al primo semaforo rosso. Tu, come tutti gli altri, freni e ti fermi in coda sulla pista. Loro no. Loro, con il loro passo placidissimo, ti raggiungono, superano l'intera fila di biciclette ferme e vi si piantano davanti, solitamente sulle strisce pedonali (il che annoia visibilmente i pedoni, ma nessun danese se ne lamenterà mai) o anche più avanti, come se si fossero d'un tratto ricordati di un impegno urgente e quel semaforo rosso gli stesse facendo perdere secondi preziosissimi. Quando poi il semaforo diventa verde, questi ripartono con lo stesso identico passo di prima o anche più piano, mentre l'intera coda di biciclette deve nuovamente dannarsi a superarli, uno alla volta, cercando di non scontrarsi l'uno con l'altro, mentre ognuno augura a questa versione imbastardita dei vecchi col cappello in macchina di bucare, di scivolare sul ghiaccio, che gli rompano il lucchetto e gli rubino la bicicletta, o almeno la ruota anteriore, o semplicemente che pedalino eternamente con la pioggia e il vento contro - il che da queste parti non è affatto impossibile.

Thursday, 20 September 2012

Impressioni di settembre

Punto primo: mi laureo! Venerdí prossimo. L´avventura nel sistema scolastico scandinavo sta per finire.
Punto secondo: il nostro gioco di tesi spacca di brutto. Lo trovate qui, insieme alla tesi stessa: Machineers.
Punto terzo: non parlo di cagate danesi in generale da tempo, quindi sparo una vera chicca: la pubblicitá degli autobus (attivate i sottotitoli in inglese).


Che popolo assurdo.

Tra parentesi, ho giá tirato fuori i maglioni!
Oh dimenticavo: punto quarto. Ho iniziato a scrivere regolarmente sul sito della War Inc. Community, sotto lo pseudonimo di Korsaat. Cosí come passatempo, ma mi piace molto.

Ci vediamo presto, Italia!

Thursday, 7 June 2012

Su STEAM.

Sono stanchissimo. In questi giorni ho calcato la mano, non sono nato per fare così tante cose insieme. Ma ora sono felice, e se avrete un attimo di pazienza vi spiegherò il perché.
Non ho mai parlato del mio semestre scorso al DADIU, se non un rapido cenno ai motivi che mi hanno spinto ad applicarmi al programma. Sì, abbiamo fatto un gioco. Sì, è fighissimo. Sì, ha un sito web: http://blackwellgame.com/

Sì, abbiamo vinto l'Intel Level Up 2011. Game of the Year e miglior Adventure/Roleplay. Si, siamo finiti su STEAM come demo.

Sì, sì, sì porca miseria .

Ho passato le ultime due settimane a fare il project manager a tempo pieno, com'era giusto che fosse. Ho l'inbox intasata di mail da Intel e Valve. Abbiamo avuto un miliardo di problemi dell'ultimo minuto. Prima scopriamo che la soundtrack del trailer è sotto copyright, non free come credevamo. Il contratto con Valve da firmare, dopo aver capito cosa significano quelle venti pagine di agreement in inglese burocratico stretto. Poi scopriamo che dobbiamo cambiare nome, da Blackwell a Blackwell's Asylum, per non rischiare che il creatore di una serie di giochi di avventura chiamati appunto The Blackwell Legacy ci denunci. Trailer da rifare. Menu da rifare, box art da rifare. Nuova build del gioco da fare. Mandare gli asset e i contratti per tempo. Tutto in dieci giorni.

Tutto fatto.
Ieri eravamo all'E3, la fottuta E3, non so se mi spiego. Premiati da Intel come demo dell'anno.

Io non c'ero. Dannato passaporto scaduto, percorsi burocratici troppo lunghi per rinnovarlo, tesi e lavoro part-time. Troppi soldi, troppo stress. Volevo andare, davvero avrei voluto essere là. Io non ce l'ho fatta, ma tre ragazzi del team sì. Troppo bello oggi vedere una loro foto all'E3 mentre reggono il nostro premio, le facce stanche dal jet-lag ma felici.

E' tutto ancora più importante per me, visto che papà è mancato proprio mentre lavoravo a questo progetto. Novembre 2011, esattamente a metà sviluppo. Sono tornato a casa per due settimane, com'era giusto che fosse. Sono tornato a Copenhagen con i pezzi ancora da raccogliere, cercando di riprendere il passo con la produzione. Le litigate all'interno del team, le notti in bianco a lavorare. Chiedendomi sempre se ne fosse valsa la pena, quando ho deciso di mollare tutto e venire qui.

Ancora non ho la risposta, e forse non l'avrò mai, ma non importa, oggi sono troppo contento.

Mi ero ripromesso di non bloggare mai più come un quindicenne, ma che ci posso fare. Sarà l'adolescenza lunga, come la chiama qualcuno.

Enjoy.

Thursday, 10 May 2012

Sai di essere in Danimarca quando...

Mea culpa per non averci pensato prima. Oggi sono incappato su un link interessante intitolato "you know you have been in Denmark too long when...". L'elenco è tanto esilarante quanto vero, perciò lo prenderò a spunto per compilare una lista di  verità che ho imparato vivendo qui. Ci tengo a precisare che ogni affermazione che segue è fedele ai fatti e radicata nell'esperienza.
  • Non esiste "piove troppo forte" o "fa troppo freddo" per uscire. Dipende tutto dal vestiario che indossi.
  • Esistono almeno sedici tipi di precipitazioni atmosferiche, dalle minuscole gocce in sospensione alla tempesta di neve, passando da "muro d'acqua" e grandine. Questi fenomeni possono alternarsi in qualunque ordine e in qualunque momento.
  • In mancanza della dote di poter aprire una bottiglia di birra con un oggetto qualunque, un cavatappi è un accessorio indispensabile.
  • Entrando in un qualunque ufficio pubblico, farmacia o dovunque sia prevista una coda, la priorità numero uno è trovare il distributore di numeri per la coda. Probabilmente ci sarà una seconda coda davanti al suddetto apparato.
  • Se uno sconosciuto ti sorride per strada, o è ubriaco, o è straniero, o è pazzo, o tutto quanto insieme.
  • Un party può benissimo cominciare alle due del pomeriggio.
  • Da maggio a settembre, un raggio di sole significa grigliata al parco in maglietta, a prescindere dalla temperatura.
  • "Cosa fai stasera" è un'affermazione inaccettabile, a meno che non sia rivolta ad un amico strettissimo. "Una birra venerdì tra due settimane?" è una richiesta più ragionevole.
  • Cena tra amici = candele, anche a luglio.
  • Carslberg e Tuborg sono le uniche marche di birra. Tutte le birre straniere vengono importate su una nave d'oro dalle vele di seta, un percredì al mese, e vengono vendute di conseguenza ad un prezzo che possa coprire tale spesa.
  • Se ad un certo punto della serata qualcuno inizia ad offrire un giro di Fisk o Gammel Dansk, l'unica speranza di non svegliarsi il giorno dopo al calare del sole con un mal di testa assurdo è fuggire senza voltarsi.
  • Per fare un sandwich non servono due fette di pane, basta quella di sotto. Anzi, viene meglio.
E in particolar modo per quanto riguarda il traffico sulle due ruote:
  • Un lettore MP3 è indispensabile mentre si viaggia in bicicletta. Se non ce l'hai verrai multato. Indossando cuffie particolarmente vistose e ingombranti si possono ottenere sconti nei vari bike shop.
  • Immettendosi nella pista ciclabile, guarda fisso negli occhi i ciclisti che sopraggiungono, poi immettiti comunque. Sono grandi abbastanza da evitarti, e i freni li hanno inventati per un motivo.
  • Giallo al semaforo non è un segnale, è una sfida.
  • Rosso al semaforo significa fermati solo e soltanto se il numero di automobili che sopraggiungono non ti permette di attraversare l'incrocio e vivere per raccontarlo.
  • Hai il diritto di rompere lo specchietto di qualsiasi autovettura parcheggiata anche parzialmente sulla pista ciclabile.
  • Sfoga le tue frustrazioni sui pedoni che inavvertitamente camminano sulla pista ciclabile o accennano incautamente l'attraversamento senza aver prima accertato che non sopraggiunga nessun missile su due ruote.

Thursday, 19 April 2012

Se il capro espiatorio è peggiore del male

Oggi CNN titolava "Admitted Norway killer Breivik says he trained on video games". Ansa rilancia prontamente con "Breivik: strage preparata con videogiochi". Non oso immaginare cosa apparirà domattina sulle colonne de l'Avvenire.

Non è solamente la superficialità dell'informazione che mi inquieta, quanto ciò che sembra essere una precisa volontà di cavalcare una tensione mai risolta, un eterno dibattito.

E' inquietante come CNN parli di ciò che Breivik ha detto a proposito di videogames nei primi 3 paragrafi dei 34 che compongono l'articolo, eppure siano sufficienti a titolarlo.

E' profondamente inquietante che un'agenzia di stampa nazionale possa riportare una frase come "esercitandosi al tiro per un anno con videogiochi di guerra", sorvolando tranquillamente su come Breivik abbia speso una enorme quantità di tempo facendo pratica al poligono con le armi poi usate per il massacro.

Perché sembra che i videogames abbiano questo mistico potere. L'azione di puntare e cliccare un mouse cambia una serie di numeri dentro un calcolatore, lo schermo mostra uno spruzzo rosso, un modello poligonale riproduce l'animazione di un uomo che muore. Ripetendo l'azione più e più volte si impara a sparare.

E' inquietante la grande differenza con cui le affermazioni di quest'uomo sono recepite e soppesate. Quando parla di come si sia confezionato una divisa da templare, di come le sue azioni meriterebbero una medaglia per aver contribuito a salvare la Norvegia dal multiculturalismo, deliranti. Nell'esatto momento in cui vengono chiamati in causa i videogames, vengono improvvisamente prese sul serio.

E' inquietante non vi sia alcuna traccia delle parole che lo stesso Breivik ha detto riferendosi a quel periodo della sua vita, tra il 2006 e il 2007, quando giocava ininterrottamente a World of Warcraft. "Era puro intrattenimento. Non ha nulla a che fare con il 22 luglio". E di come parli di quell'anno come un "anno sabbatico", in cui semplicemente fece ciò che gli andava di fare, prima di intraprendere un'azione potenzialmente suicida.

E' profondamente inquietante che noi, fruitori e creatori di videogames, appassionati, cresciuti a pane e controller, persone incredibilmente normali accomunate da una semplice passione, lasciamo che da anni si faccia questo genere di scempio senza indignarci.

Friday, 3 February 2012

Acclimatarsi

Rapido aggiornamento di ciò che di bello accade a Copenhagen e di ciò che invece... così così. Banale scusa per lamentarsi del clima.
Thumbs up.
- Copenhagen Winter Jazz Festival, se avessi il coraggio di affrontare il gelo.
- Nordic Game Jam, e il secondo posto nella board game track acchiappato quest'anno!
- Pancake, succo d'arancia e æbleskiver.
- La catena della bicicletta oliata di fresco.
Thumbs down.
- In questo istante ci sono -8 gradi e un vento che taglia.
- Conseguenza, mi tappo in casa e spendo un ridicolo ammontare di ore giocando a Skyrim.

Devo comprare burro, uova e dentifricio. Ma fa davvero troppo freddo.