Monday, 29 August 2011
Welcome back!
Per il resto, tra un lavoretto in fast-food e un po' di gaming, l'estate è passata bene. La nullafacenza estiva ha inoltre partorito un mio sito web personale, in cui scrivo qualche blabbla a proposito di gaming e mostro un po' di portfolio.
Spero di poter mostrare un gioco fantastico al termine di questo semestre, e di schiarirmi le idee per la tesi di laurea che al momento mi appare come un gigantesco buco nero.
Thursday, 28 April 2011
Always bet on D...amn it.
Many players still don't believe it. And who can blame them. Almost 14 years have passed since Duke Nukem Forever was first announced in 1997 by 3D Realms. Since then, this game collected 7 Vaporware Awards from Wired News, shattering all records for the most delayed videogame in history. The good news we already knew: it's finally coming. The bad one: not yet. Yes, the game has been officially delayed. Again. The long awaited return of the Duke won't be May 6, but June 10 – and four days later for North America.
Short version for those who lived on Mars. After 3D Realms finally ran out of funds and shut down in 2009, everyone thought it was the end of the line. But a tiny group of former 3D Realms employees refused to let the Duke fall into oblivion. They founded Triptych Games and kept working on the project. Then, colossus named Gearbox (Half-Life, Halo, and Borderlands should ring a bell about this name) stepped in. The game, re-announced last year, was originally going to hit the shelves in May. Then, the announcement by Gearbox head Randy Pitchford. The video is meant to be funny, but I bet many people didn't laugh, if not out of frustration. Or disbelief.
Meanwhile, Gearbox is being smart as hell handling - and feeding - the hype. Nothing playable for the public so far: a “First Access” pass to the demo can be obtained by purchasing Borderlands. But from the preview shown at PAX last year we already know it will be the same vulgar old Duke. Showers of lead and an overdose of machismo. Especially the latter. The game isn't even released yet and already came under fire: a multiplayer mode called “Capture The Babe” has in fact been announced by Pitchford on the official XBox magazine US of April. According to the descriptions, it's a capture-the-flag variation with the only difference that players will be kidnapping a girl around, gently slapping her buttocks eventually when she “freaks out”. Reactions came instantly: women's rights activist Shelby Knox already collected over 7000 signs on her petition aiming to prevent Wallmart from selling the game until this mode is removed.
Well, what would you expect. In Duke Nukem 3D (1996), the player could pay strippers to see their pixelated boobies, then shoot them to see dollar notes flying around. There's two things this brand is good at: getting delayed and cause outrage. Nothing new under the sun; it's just another scene in this long drama. Let's hope the ending credits will be on the screen pretty soon because, honestly, this movie is starting to get dull.
Thursday, 14 April 2011
Ciao mamma, sono in TV!
Broken Dimensions
Il DADIU è una collaborazione tra un numero di università e scuole danesi in giro per la nazione, che fornisce un corso intensivo di un semestre sul game-making. Gli studenti vengono suddivisi in gruppi, assumono ruoli specifici, e avviano alcuni progetti, tra cui IL progetto finale - lo sviluppo di un videogame in un team di 12-15 persone in 1 mese e mezzo. Per il corso di game journalism abbiamo intervistato alcuni membri di questi gruppi per poi scrivere un articolo a proposito del progetto in questione. Broken Dimension è il gioco del gruppo che ho intervistato. Personalmente, l'ho trovato fighissimo, provatelo. Ma non solo questo, tutti i giochi usciti quest'anno dal DADIU sono di una qualità impressionante. Li trovate qui:
DADIU games 2011
In particolare mi sento di consigliare 1916 – Der unbekannte Krieg (prima guerra mondiale e dinosauri nelle trincee, distillato di genialità) e Blendimals (un puzzle-game divertente e dal look spensierato, una piccola gemma nella sua semplicità).
In ogni caso, impressionato dai risultati, ho deciso di entrare nel processo di selezione per il prossimo semestre. E mi hanno preso. Sarò Project Manager, e a Dicembre vedrete il mio nome in coda ad uno di questi giochi fighissimi. :D
Monday, 17 January 2011
La caffettiera del masochista, aka "dannate porte a vetri!"
Perciò nel mezzo della foga dell'ultimo sprint mi distraggo un attimo segnalando un libro che ogni wannabe designer di videogames, di architetture informatiche, di barche, trapani o trattori, dovrebbe leggere, chiunque lavori nell'informatica come programmatore o problem-solver, ma soprattutto chiunque sia stufo marcio di trovarsi giorno per giorno ad avere a che fare con oggetti dal funzionamento incomprensibile, a casa e sul lavoro. Si tratta di "The Design of Everyday Things" di Donald Norman, reperibile in italiano come "La Caffettiera del Masochista" (già... per via dell'immagine di copertina, non per altro).
L'esempio d'apertura, nonché il più famigerato, è quello della porta di vetro. Senza pannelli metallici, senza perni visibili. Un muro trasparente, senza indicazioni. Perché il nostro primo pensiero, di fronte ad un oggetto del genere, dovrebbe essere d'imbarazzo? E' solo una porta, perché non sono capace di farla funzionare? Norman vola in nostro aiuto, supereroe dal mantello svolazzante, ci solleva dalla nostra condizione di miseria e lancia il suo urlo di battaglia: "utente! La colpa non è tua, persona normale dal medio intelletto che deve utilizzare qualcosa che non ha mai visto prima! La colpa è di chi quel dannato oggetto lo ha progettato, senza darti la minima indicazione sul come debba essere usato!"
Una riflessione piena di aneddoti e di esempi sagaci su come le apparecchiature che dovrebbero semplificarci la vita (radio, telefoni, lavastoviglie, eccetera) spesso richiedano un tale sforzo per apprenderne il funzionamento da risultare una vera seccatura. La lettura è piacevole e scorre liscia, mentre Norman ci mostra, quasi fossero barzellette, tutta una serie di problemi derivanti dal cattivo design che ogni giorno incontriamo, ma nello stesso tempo manda un messaggio importante: "l'utente è al centro di tutto". Interessa? Date un'occhiata qui.
Tuesday, 16 November 2010
Gli estremisti dell'indie
E' vero, spesso e volentieri ci ritroviamo a giocare a titoli che non portano nulla di nuovo, se non la patina. Quante volte abbiamo giocato Half Life, anche se sulla scatola del gioco c'era un nome diverso e non ci trovavamo a Black Mesa? Ma avrei una domanda: chi ha deciso che questo è sbagliato?
Non solo. Fare innovazione non è semplice come sembra. Porto due esempi.
Auditorium è il primo. L'impatto per me è stato notevole, ma dopo aver giocato qualche livello ci si accorge che... bé, non è nulla di nuovo. E' un puzzle, ed è del tutto simile ad un altro gioco che ora non riesco a ricordare, in cui l'obiettivo era estrarre gas da alcuni pianeti sparandolo verso certi collettori usando vortici gravitazionali. Il fatto che la canzone si componga dinamicamente? Non è una meccanica. Si può giocare ad Auditorium anche con le casse spente.
B.U.T.T.O.N. è il secondo. Ora, quando vedono il video sulla pagina di presentazione del gioco, tutti ridono. Io rimango perplesso, non capisco. Questi ragazzi hanno coraggio da vendere: vogliono spostare il centro dell'attenzione dalla macchina ai giocatori. Lodevole. Ma allora, perché diavolo usare una macchina? Abbiamo davvero bisogno di tutti quei cavi e controller per giocare a twister? La console la possiamo anche spegnere, di tanto in tanto.
Etichettando come frutto dell'innocenza una frase che mi ha fatto accapponare la pelle ("Io non ho trovato Quake divertente. Chi ha deciso che Quake è divertente? Perché il mercato deve imporci cos'è divertente?"), la provocazione che Celia ha lanciato mi ha dato da pensare. E anche se Quake è stato ben lungi dall'essere imposto, in fondo sono d'accordo. Ciò che è divertente per me può non esserlo per qualcun altro. Quindi può darsi che BUTTON sia un gioco meraviglioso, e tutto quanto ho scritto sopra sia spazzatura. Perciò forse è meglio che interrompa questo flusso di coscienza e me ne vada a dormire, e a meditarci un po' su. Notte a tutti.
Monday, 27 September 2010
Siete hardcore? Volete un gioco difficile?
Approfitto di questo post per fare un annuncio: (*rullo di tamburi) dato che entro il 26 ottobre è previsto che ognuno degli iscritti al corso di Game Design presenti il prototipo di un gioco sviluppato personalmente, (*colpo di piatti) annuncio la nascita della... ehm. Bé, non ho ancora scelto un nome per etichettare i miei videogames, sta di fatto che avrete un gioco frutto interamente delle mie fatiche, al quale sto già lavorando. E magari anche qualche insight sul processo di design. Contenti?
Passiamo al tema del post: si parla ancora di indie games. In particolare di un ragazzo con del talento, tale Mark Essen, e di una delle sue creazioni: Flywrench. Ebbene, questo è uno dei giochi più difficili che io abbia mai provato. In effetti fino ad oggi credevo fosse il più difficile, finché non ne ho scoperto un altro che tratterò più avanti, al cospetto del quale Flywrench impallidisce.
Gioco dalla grafica a dir poco minimale e dalla colonna sonora più irritante che sia mai stata concepita, in Flywrench vestirete i panni del pilota di una improbabile navetta spaziale e vi farete strada attraverso labirinti che rappresentano improbabili stazioni spaziali. Scordatevi razzi e ammenicoli vari, per rimanere in quota dovrete "sbattere le ali" premendo freccia su. La vostra nave è generalmente bianca, ma una volta chiuse le ali diventa rossa. Premendo freccia giù potrete rimbalzare contro le pareti, e la nave diventerà verde. Dovrete essere dello stesso colore delle barriere che vi troverete davanti per poterle oltrepassare indenni. Inutile dire che più avanti nel gioco troverete ostacoli assai più ostici, come barriere mobili e torrette che cercheranno di abbattervi.
Flywrench è un gioco che non perdona. Dovrete pagare un esoso tributo in concentrazione, tempo, dedizione e pazienza prima di poter dominare questa specie di velocissimo puzzle. La frustrazione è in agguato dietro ad ogni livello e se avrete la pazienza di arrivare fino alla fine... bé, sarete gamers rispettabili e potrete pubblicare un bel messaggio sulla vostra bacheca di Facebook.
Parlando di Messhof e di giochi dall'aspetto retrò mi è venuto in mente un altro gioco del quale non avevo intenzione di parlare, ma che dovete assolutamente provare: Dino Run. Un gioco di corsa accattivante, impegnativo quanto basta, ma soprattutto purissimo nella sua semplicità.
Flywrench è un gioco impegnativo. I wanna be the guy non è un gioco: è un insulto al giocatore medio. Gli stessi sviluppatori lo definiscono un "Masocore game". Se pensate di aver giocato tutti i platform possibili ed immaginabili, di aver acquisito un'esperienza imbattibile nelle sale giochi, insomma di essere degli hardcore gamers, scaricatelo e provatelo. Distruggerà la fortezza della vostra autostima in cinque dolorosissimi minuti. Consolatevi: se non riuscite ad andare oltre la seconda schermata significa che potete avere ancora una vita sociale. O almeno è quello che mi sto ripetendo da oggi pomeriggio.
Qui trovate un video del gameplay. Buona fortuna!
Saturday, 25 September 2010
Cursor*10 scolando pasta
Dato che sono qua ormai da un mese e ho scoperto un sacco di giochi interessanti ho pensato di condividerne uno di tanto in tanto, nuovi o vecchi che siano. Così potrete finalmente lasciare perdere i ridicoli giochini di facebook, dato che il mondo è pieno di giochi molto migliori e che non vogliono i vostri soldi.
Questo in particolare è una perla: Cursor*10.
La prima schermata è geniale, come del resto il gioco. Click stairs and move. The 16th floor is a goal. Cooperate by oneself?! E' tutto qui. 10 cursori e un limite di tempo, scale da cliccare, scatole da aprire e attivatori da premere. Provatelo, e usate la testa! Se raggiungete il sedicesimo piano al primo tentativo, tanto di cappello. Altrimenti lo giocherete e lo rigiocherete finché non sarete in grado di risolverlo. Garantito!
Una volta risolto il puzzle non c'è un vero motivo per tornarci sopra, sebbene il creatore abbia fatto un tentativo inserendo un hi-score. Non è un gioco da provare e riprovare. Il meccanismo di base però, nella sua semplicità, è assolutamente geniale. Esiste anche un seguito (Cursor*10 2nd session) anche se il primo episodio è più accattivante nella purezza del suo gameplay.
Se la meccanica di Cursor*10 vi è piaciuta meccanica scaricatevi anche Ten Second War, non ve ne pentirete.